Descrizione
Quasi 200 mila euro per il solo Mongelli sono decisamente troppi. Inoltre, Mongelli in grado di intervenire in favore dei Lampada solo condizionando a sua volta altri colleghi direttamente operativi. Insomma, la netta impressione che Mongelli sia non solo il corrotto, ma anche il collettore attraverso il quale vengono convogliate somme di denaro ad altri pubblici ufficiali.
Con queste parole il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, Giuseppe Gennari, motivava alcuni passaggi dell?ordinanza di custodia cautelare del 30 novembre, nell?ambito dell?inchiesta sul clan della ?ndrangheta Valle-Lampada, attivo in Lombardia da oltre vent?anni, che coinvolse anche esponenti delle istituzioni e appartenenti alla Guardia di Finanza. Al centro della ricostruzione investigativa figurava Luigi Mongelli, accusato di essere intervenuto in favore dei Lampada per agevolare il sodalizio e attenuare i controlli delle Fiamme Gialle sulle attivit legate ai videopoker. L?ipotesi secondo cui Mongelli avrebbe coinvolto altri colleghi avrebbe trovato ulteriori elementi negli sviluppi dell?indagine, con il fermo di altre cinque persone, tra cui tre finanzieri. Nell?inchiesta coordinata da Ilda Boccassini era emerso un quadro relativo alla presunta presenza di informatori all?interno delle istituzioni, che avrebbero trasmesso notizie riservate sulle indagini agli esponenti della criminalit organizzata. Durante una conferenza stampa successiva agli arresti del novembre precedente, Boccassini aveva sottolineato che le verifiche erano ancora in corso, sia a Catanzaro sia a Milano, ipotizzando la presenza di pi di una talpa. Le presunte fughe di notizie e i sospetti di controlli omessi rappresentavano uno degli aspetti pi delicati dell?inchiesta. Secondo l?accusa, alcuni appartenenti alla Guardia di Finanza avrebbero chiuso un occhio sulle irregolarit dei videopoker riconducibili al clan Valle-Lampada, un?attivit che avrebbe generato profitti stimati in circa 30 mila euro al giorno. Oltre a Mongelli, nell?ordinanza del novembre precedente comparivano i nomi dei finanzieri Michele Di Dio, Michele Noto e Luciano Russo. Quest?ultimo, insieme agli altri militari citati, sarebbe stato coinvolto negli ulteriori sviluppi investigativi che portarono a nuovi provvedimenti. Secondo l?impianto accusatorio dell?epoca, i finanzieri avrebbero ricevuto somme di denaro attraverso Mongelli in cambio di presunte omissioni nei controlli sulle apparecchiature videopoker installate a Milano e nell?hinterland, alcune delle quali sarebbero state scollegate dal sistema dei Monopoli di Stato per eludere i controlli fiscali. Nella stessa fase investigativa furono coinvolti anche il direttore dell?hotel Brun di Milano, struttura presso la quale, secondo l?accusa, sarebbero stati pagati soggiorni al giudice del Tribunale di Palmi Giancarlo Giusti, e Domenico Gattuso, ritenuto dagli inquirenti coinvolto nella costituzione di societ per conto dei Lampada e nella gestione di contatti istituzionali. Tra gli elementi da approfondire figurava anche una presunta fuga di notizie relativa a un?indagine della magistratura calabrese. L?inchiesta aveva preso avvio con gli arresti di Giulio Lampada, indicato dagli investigatori come figura centrale nell?organizzazione, del fratello Francesco e di altri soggetti ritenuti vicini al sodalizio. Tra gli indagati figuravano anche esponenti del mondo giudiziario, politico e professionale, oltre a persone sospettate di aver agevolato le attivit del gruppo. Nel corso degli interrogatori dell?avvocato Vincenzo Minasi emerse inoltre il nome dell?ex capo del Sismi Niccol Pollari, citato in relazione a presunti contatti con ambienti dei servizi segreti. Tale circostanza, tuttavia, veniva indicata come una pista da verificare e non come un coinvolgimento accertato.