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Storie del Maresciallo Nunziogallo : La Giostra del Potere

Potenza (Potenza) · Basilicata

Inserito 27-mar

Miles Algo · Utente

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Caratteristiche

Tipo evento Culturali

Descrizione

Il corridoio degli uffici in Via Verrastro era silenzioso e il rumore ritmico dei tacchi che cadenzavano il passo risuonava con aria di ammonizione, non c’era ancora nessuno ma Emma Taraschi non aveva resistito, dopo la vittoria dirompente del suo partito, finalmente, poteva bere la coppa della rivincita ed era ben determinata a non lasciarne neanche una goccia
L’aveva sperato, desiderato, nelle lunghe giornate passate nell’ufficio del catasto dove era ritornata quando, perdute le scorse elezioni, aveva dovuto rinunciare a quel comodo incarico politico e tornare al suo lavoro.
Niente più riunioni “operative”, niente più questuanti da amministrare per conto proprio o a nome del capobastone, niente più occhi sottomessi anzi, tornata in ufficio aveva dovuto sentire il morso dell’atteggiamento dei suoi colleghi che l’avevano riaccolta con freddezza, facendogli ben capire che mentre lei era fuori a godere dei privilegi dei politici nell’ufficio gli assetti erano cambiati.
Aveva morso il freno, aveva aspettato e ora, pensava tra se e sé il momento della rivincita era arrivata, aveva un lungo taccuino di nomi da espuntare, di torti da riparare per tornare a nutrire il suo ego.
Si era fatta bella per quel mattino, massaggi, dieta, ceretta, unghie laccatissime e, dopo una seduta di trucco delle grandi occasioni, aveva indossato il meglio dei suoi capi di intimo pronta a riprendere il suo posto al fianco del capo e tornare ad amministrare “giustizia” per rappresentanza.
Era ancora una bella donna, desiderabile per quanto possa esserlo una signora ultra cinquantenne, le calze di nylon strusciando all’interno coscia facevano un rumore breve che si intervallava col galoppo dei tacchi sui pavimenti lucidi dell’ufficio.
Arrivò in quella che già sapeva sarebbe stata la sua stanza, sedette alla scrivania e si allungò con i piedi sulla scrivania assaporando il silenzio e pregustando il potere.
Alle ore 8,30, puntualissimo come d’abitudine, il Dott. Gianfranco Frescogaldi, capocorrente del principale partito di maggioranza, nonché capo politico della Taraschi, arrivò in ufficio accompagnato dal suo fedele autista tuttofare Antonio Melisunto, il giovane, un po’ tamarro, nipote del grand’uomo politico, che il Frescogaldi aveva accettato di portarsi dietro per amore della sorella.
Passarono davanti alla porta socchiusa della Taraschi e lui, il grand’uomo, fece capolino.
-Ehilà cara Emma. Siamo già qui?
E lei con il tono affettato e premuroso di una giovine ancella.
-Ohh buongiorno Gianfranco. Eccomi qua, già pronta per lavorare. Faremo grandi cose insieme.
Disse sporgendosi col busto in avanti sulla scrivania quanto basta per far occhieggiare dallo scollo della camicia la sua artiglieria pesante adeguatamente corazzata da un wonderbra di nuovo acquisto.
L’uomo che non era affatto un signore, fece un cenno al nipote che uscì rapidamente dalla stanza, entrò e chiuse la porta inserendo il blocco.
-Mi hanno detto di te grandi cose
Con fare alquanto allusivo, ma senza scomporsi mentre Lei come rispondendo ad un comando mentale gli si avvicinava allungando la mano sul suo braccio e sussurrandogli invitante
-Faremo cose grandi e divertenti insieme. Vedrai che rimarrai contento.
I preliminari furono rapidi, finì distesa sulla scrivania a discutere con il capocorrente i primi indirizzi politici da dare alla regione, poi lui si accomodò la cravatta, lei come una gheisha gli tolse con un fazzoletto e un po’ di saliva il rossetto dalle labbra e lo lasciò andare, soddisfatto, a prendere possesso della sua stanza.
Il più era fatto, aveva già preso possesso del territorio e oramai non rimaneva che marcarlo e difenderlo da altre possibili pretendenti, si mise seduta alla scrivania e cominciò a compilare organigrammi per la segreteria rigorosamente affidati a gente a lei fedele.
Lasciò passare un paio d’ore, quanto basta per consentire all’uomo di ambientarsi e prendere possesso del suo ufficio e poi lo chiamò.
Pronto? Caro volevo parlarti delle nomine delle segreterie sai com’è sono piccole cose ma sai alla fine sono quelle promesse che vanno mantenute subito, tanto più che ci serve gente che sbrighi la manovalanza per noi. Quando puoi venire che ne parliamo un po’- Aggiungendo allusiva – se non sei troppo stanco-, alias se vuoi c’è un’altra porzione di quella cosa che ti è tanto piaciuta.
La risposta la disorientò un secondo.
-Non sono stanco affatto, Facciamolo subito, vieni qui nella mia stanza Emma per favore.
Non tanto era il contenuto quanto il tono, c’era come un filo di durezza. Si diede della stupida e si disse che probabilmente lui non era solo e che magari la voleva nella sua stanza solo per provare un brivido nuovo. L’incertezza fece presto a sparire e di nuovo il ticchettio dei tacchi cominciò a risuonare sicuro nel corridoio.
Entrò decisa con il suo più splendido sorriso disegnato sulle labbra e quel bottoncino biricchino della camicetta già sbottonato ma, appena entrata, il sorriso le si freddò sul viso.
Era giovane, molto giovane, indossava un vestitino elegante e sobrio, un trucco leggero, appena un accenno di rimmel e di matita sugli occhi, le sorrise con quelle sue labbra rosa di lucida labbra alla ciliegia e quel visetto fresco, un sorriso disarmante ma, da dietro gli occhiali portati un po’ scesi sul naso con un filo di civetteria, due occhi azzurri e gelidi come il ghiaccio la sezionarono freddamente.
–Ah! Eccoti qua Emma. Lei è Marina, sarà la segretaria del gruppo, questo è l’elenco dei nomi di tutti gli assistenti che chiameremo a collaborare, Marina non è solo carina ma è anche efficiente come una guardia svizzera, li ha scelti lei e, quindi, è come se li avessi indicati io. Non mi aspetto difficoltà da parte di nessuno e, meno che mai da parte tua con cui abbiamo già stabilito una collaborazione stretta – disse ammiccando leggermente con l’occhio –D’ora in poi Marina ci farà un po’ da collegamento, per cui se hai notizie, richieste, anche come dire, riservate, puoi riferirle direttamente a lei.
Era gelata. Il suo cervello le gridava di dire qualcosa, di fare qualcosa, di scongelare quel sorriso che oramai era ridotto ad un ghigno dal suo viso, lei, la ragazzina, la guardava con aria interessata ma, non appena lui si girò per prendere le carte, le sbocciò sul viso un sorriso di trionfo che mandò definitivamente in furia Emma Taraschi.
-Ma, ma, ma, ma io mi aspettavo che queste decisioni e prendessimo noi due! Io, io, io…
-Emma cara, scusa, vorrei davvero ma non ho tempo per discutere con te, io e Marina dobbiamo prepararci per la riunione di domani. Vero? Non lamentarti su, siamo una squadra. Io o tu o lei che conta l’importante e che adesso dobbiamo cambiare tutto. Abbiamo vinto Emma, abbiamo Vinto!
La accompagnò alla porta e appena lei fu uscita sentì il click della serratura che si bloccava.
Rimase ad origliare un attimo.
-Amoore, ma non ci sarà rimasta male? Sei stato cattivo, cattivo sai?
-Meglio mettere le cose in chiaro. Quella è una vecchia pantera in disarmo ma non si sa mai, meglio strapparle subito i denti.
-Vieni qui picci picci, fammi vedere quanto mi vuoi bene
Con il seguito di rumori fin troppo eloquenti.
A metà corridoio mentre rientrava frustrata nella sua stanza incrociò l’autista-nipote-tuttofare di Frescogaldi che gli si avvicinò e sfrontatamente gli disse.
–Non ci rimanere male, dico l’hai vista Marina? La carne fresca piace a tutti, ma se ti comporti bene magari ogni tanto una rinfrescatina te la do io, a me piace la gallina vecchia-
–Ma certo Antonio, perché no, vieni qui, lo vuoi un antipastino?
Melisurgo non capì quella nota di ghiaccio nella sua voce, era troppo stupido e pieno di testosterone, lei allungò la sua mano dietro la sua nuca, lui chiuse gli occhi sorridendo poi gli mancò il fiato. Prese una ginocchiata nei testicoli come un colpo di maglio che lo mandò a terra svenuto, chi lo soccorse si accorse che dietro la nuca aveva dei profondissimi segni di unghiate.
L’incidente non ebbe eco più di tanto anche perché nessuno era presente, Melisurgo dopo aver superato la settimana di ospedale a base di impacchi gelidi e pomate, confidò l’accaduto solo allo zio che si guardò bene dal montare un caso, alla fine era andato tutto bene, la Taraschi si era sfogata e suo nipote aveva avuto la lezione che da tempo meritava di avere.
La stanza dell’onorevole in albergo odorava di sandalo e di pomata all’eucalipto, l’uomo rimaneva assorto sulla poltrona mentre il suo assistente gli rammendava i suoi appuntamenti.
-Presidente allora, innanzitutto c’è l’incontro con il Generale, poi facciamo l’assemblea con gli iscritti. Abbiamo un appuntamento con il Prefetto e poi la cena con…
-Si va bene Michele, però che noia, tutta una giornata così mi fan pure male i piedi!
-Onorevole ci sarebbe una cosa…
-Che altro c’è?
-Una delle elette chiede di essere ricevuta, tale Emma Taraschi, che le dico?
-Ma quando? Adesso? E’ qui? E com’è?
-Non male, attempatella ma ancora una bella donna
-Vabè, tanto qui non succede niente. Fammela entrare e poi fòra dai ball per almeno un’oretta!
Entrò come Anna Karenina, cinta in un vestito nero che le evidenziava il personale ma senza essere volgare e con il viso triste della vedova in cerca di giustizia.
L’onorevole amministrò per un ora intera poi il segretario chiamò. Si lasciarono con lei riconoscente per quanto di buono lui avrebbe fatto per vendicare i torti che aveva subito e lui sorridente e benevolo che rassicurava come un padre saggio.
-Bhè Onorevole come è andata?
-Ehh caro il mio bel Michele, non sono più quello di una volta, ma lei è stata abile nel gioco di gambe e una vera esperta nella lingua italiana! Uè Michele se dovesse richiamare la carampana me ‘racumandi io non ci sono neh?
Nei giorni seguenti aspettò una telefonata che non arrivò, una richiesta di chiarimenti da parte del suo capocorrente ma, niente. La Marina imperversava nella segreteria governando con piglio sicuro collaboratori e galoppini e mettendo lei, senza tanti complimenti, ai margini di ogni decisione.
Quella sera Emma aveva subito l’ennesimo affronto per una storia di imprenditori di cui aveva perorato la richiesta di un incontro di cui già si era immaginata gran ciambellana e coordinatrice ma che invece erano stati convocati senza dirle nulla e per di più indirizzati per ogi ulteriore necessità alla giovane Marina.
Era troppo. Attese che il capocorrente andasse via e poi entrò nella segreteria per affrontare viso a viso la sua antagonista.
Entrò con il viso fosco e le intenzioni bellicose.
-Senti un po’ carina, io e te dobbiamo parlare, che cosa ti sei messa in testa?
E lei graziosa e civettuola
-Cosa? Oh Dio ho i capelli fuori posto?
–Non fare tanto la spiritosa, adesso mi hai stufato. Tu devi stare al posto tuo. Io sono stata eletta! Io ho la rappresentanza del popolo! Io sono anni che mi faccio il mazzo per questo risultato! Tu sei solo un’impiegata che deve stare la suo posto. TI avviso che se non cominci subito a portare rispetto ti faccio licenziare! Ho anche già parlato con Presidente in persona che si è detto indignato di…..
Le fece un cenno con la mano perentorio come per fermarla e prese il telefono, pigiò un tasto e si illuminò lo schermo indicando che stava facendo una chiamata, sul display il nome che lampeggiava era quello dell’onorevole.
–Amoreee! Sei tuuuuuu. Sei un biricchino non mi chiami più. Quando mi fai venire da te che ti racconto tutto tutto su quello che vuoi sapere?
Mentre lei parlava con l’onorevole la guardava con un aria di sfida.
–Seeenti ma lo sai che la tua gattina è triste triste? Siiiii perché mi hanno minacciato. Si è venuta da me la Taraschi e ha detto che mi vuole far licenziare. Siiiiiii. E che pure tu eri d’accordo. Come hai potuto fare questo a me?
Poi girò il telefono e pigiò il vivavoce, Lui con voce accorata:
-Ma amore, tesoro, ma che dici, ma stai appresso alle parole di quella vecchia carampana? Figurati che è venuta da me a piangere e io sai come sono le ho detto due parole buone e l’ho mandata a casa. Non ti preoccupare amore, domani chiamo Frescogaldi e la faccio mettere a posto. Tu prepara un bel vestito che domenica vien chi,che me te porti in giro a vedere le bellesse di Roma eh?
-Va bene, va bene, vedo se posso. Grazie amore a presto eh?
Chiuse il telefono e la guardò comunicandogli con lo sguardo -capito chi comanda qui?-
Dopo dieci minuti la Taraschi uscì dal palazzo di tutta fretta, montò in auto e andò via.
-Pronto Carabinieri? Si mi dica tutto…
L’appuntato Nolè dopo pochi minuti bussò alla porta del Maresciallo Nunziogallo.
-Maresciallo è permesso?
-Vieni, vieni Nolè, che novità?
–Ci hanno appena chiamato dalla sede degli uffici di via Verrastro, hanno trovato una impiegata morta, sembrerebbe un delitto.
-Cavolo Maresciallo, e questi non si on manco ancora insediati e già ci sono morti e feriti!
-Andiamo Claps che di questi tempi c’è poco da stare allegri davvero
La stanza della segreteria del Consigliere Frescogaldi era tutta sottosopra come se si fosse svolta una lotta, tra le dita della donna a terra dei capelli neri e nel petto un tagliacarte che le aveva spaccato il cuore.
L’omicidio era avvenuto da qualche ora, i segni intorno facevano pensare ad un litigio degenerato fino all’aggressione, Nunziogallo chiese il sequestro delle registrazioni delle registrazioni delle videocamere di sorveglianza e passò il cellulare della vittima ritrovato a terra, al Brigadiere Claps.
–Facciamo controllare questo telefono, voglio prima che si può tutte le informazioni: contatti, chiamate in entrata, in uscita, messaggi, foto, video. Tutto.
-Comandi Maresciallo!

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